martedì 9 novembre 2010

Appunti di un venditore di donne


Esce oggi, 9 novembre, “Appunti di un venditore di donne”(Baldini Castoldi Dalai,  €20), il nuovo libro di Giorgio Faletti. Personaggio alquanto poliedrico – nella sua vita ha fatto e fa tuttora molte cose, tutte con ottimi risultati: comico agli esordi, presentatore televisivo, autore di testi per canzoni, cantante egli stesso, attore – dal 2002 è diventato anche scrittore di successo, con il libro “Io uccido”, che ha venduto oltre 4 milioni di copie nel mondo. Gli altri romanzi, “ Niente di vero tranne gli occhi” (2004), “ Fuori da un evidente destino” ( 2006), “Io sono Dio” ( 2009)  hanno avuto eguale fortuna. I suoi libri sono tradotti in 25 lingue e pubblicati, oltre che in tutti gli stati d’Europa, anche in Sud America, in Cina, in Giappone, in Russia e, a partire dal mese di marzo 2007, negli Stati Uniti e nei paesi di lingua anglosassone.
Con questo lavoro, definito dal critico D’Orrico più intenso ed emozionate perfino del suo lavoro d’esordio, Faletti cambia decisamente atmosfera e agli scenari americani sostituisce, per la prima volta, quelli italiani. In particolare, parla della fine degli anni di piombo, della cupa primavera del’78 e del sequestro Moro, di una Milano che cerca lentamente di scrollarsi di dosso i suoi incubi e diventare la città spensierata e "da bere" degli anni ’80. Il tutto attraverso un personaggio che si chiama Bravo, traffica donne, s’inguaia con gangster, e cerca di sfuggire angosciosamente al proprio destino di braccato.  Tra ristoranti di lusso, discoteche, e cabaret – citazione della giovinezza dell’autore – quest’uomo affascinante, reso cinico da una menomazione fisica inflittagli per uno sgarro conduce i suoi molti affari. Sempre più cacciato, dalla polizia, dalle organizzazioni terroristiche e criminali, si muove all’insegna dell’incomunicabilità con gli altri personaggi e per salvarsi potrà contare soltanto su sé stesso, cadendo alla fine in una storia più grande di lui.



lunedì 8 novembre 2010

Il cimitero di Praga

Esce, a trent'anni esatti di distanza dal suo primo romanzo "Il nome della Rosa", l'ultima fatica letteraria di Umberto Eco, "Il Cimitero di Praga" (Bompiani, € 19,50). Definito un giallo d'ambientazione storica, si svolge nel XIX secolo e racconta la storia di un personaggio tetro e cattivo, un certo Simonini, notaio di professione ma falsario per scelta. Al di là dell'ironia di Eugenio Scalfari, che ne ha sottolineato la probabile parentela con un politico oggi al centro delle vicende italiane, il protagonista di Eco è un parto della fantasia dell'autore, ma si muove all'interno di una rievocazione storica lucidissima che utilizza tutti personaggi realmente esistiti, impegnati fare le cose che hanno realmente fatto. 
Secondo il parere dello stesso Eco, si tratta di un romanzo sulla "paranoia del complotto", sulle narrazioni cioè che sono sempre sorte intorno a rivoluzioni, guerre, crisi, epidemie, da ultimo anche attentati terroristici, pronte a scardinare o a confondere il principio di realtà, in virtù di trame più o meno oscure. Simonini, figlio di un carbonaro, viene educato da suo nonno e da un gesuita, e inizia presto, dietro lauti compensi, a falsificare documenti, utilizzando la scienza notarile e la dote innata di saper imitare la grafia altrui. Lo troviamo, così, a Palermo, invischiato nell'impresa dei mille al soldo dei servizi segreti sabaudi, nel tentativo di falsificare la contabilità di Nievo, per  nascondere il complotto massone che sta dietro il processo d'unificazione italiana, o a Parigi negli attentati degli anarchici contro Napoleone terzo, e perfino a mettere becco nella persecuzione che porta all'affaire Dreyfus. Un vita spericolata che corre tra travestimenti, tradimenti, colpi di genio, tutti però con un fine basso e meschino, com'è del resto inevitabile in questa spia gaglioffa, con una passione morbosa per il cibo e impotente. La sua opera più importante, quella a cui Simonini dedica tutta la vita, sono i Protocolli dei Savi di Sion, una serie di documenti scritti di suo pugno - ovviamente falsi -  e che dimostrano l'incontro avvenuto nel cimitero di Praga, tra i Rabbini delle comunità ebraiche, messisi d'accordo per rovesciare tutti i governi del mondo e andare al potere, testo che come si sa, ha fatto da base e riferimento per la propaganda antisemita. Nel romanzo c'è spazio poi per diversi incontri sorprendenti, come quello del protagonista con "il dottor Froide" (Freud), cocainomane, e una mistica suor Teresa, carmelitana di Lisieux. Il libro ha il merito di guardare il torrente irrazionale della storia moderna da un'angolazione originale, quello cospirazionista, mentre il respiro - e le illustrazioni, che corredano lo svolgersi dei fatti - sono tipici del feuilleton ottocentesco, in un gioco allucinatorio delle identità e di paura per il diverso.